Auguri da uno spettatore...dell'ultima ora. Stampa
Sabato 26 Marzo 2016 15:18

Sono giorni strani, questi del Triduo pasquale: giorni in cui il tempo è dettato dalla liturgia, giorni dell’oggi che si sovrappongono a giorni di ieri, di quasi duemila anni fa; giorni in cui “ciò che era” diviene “oggi” ed il “ciò che è” ha un sapore antico. Vivere con intensità questi giorni ha la strana capacità di proiettarci indietro nel tempo, di dare un valore nuovo all’oggi e di lanciarci verso un domani che possa avere un gusto diverso.
Ed è proprio in questi giorni così particolari che mi ritrovo “improvvisamente” sul Golgota: la liturgia mi ricorda e mi proietta nelle scene straordinarie di quell’avvenimento che ha cambiato il corso della storia duemila anni fa … ed è proprio quell’ “improvvisamente” che fa suonare un campanello d’allarme! Mi accorgo di esservi giunto così, senza aver percorso la strada degli apostoli con Gesù, quella strada che la Quaresima ci invita a fare ogni anno. Purtroppo, varie ragioni hanno preso il sopravvento e non sono stato in grado di onorare quel periodo di 40 giorni che ha la capacità e la forte pretesa di rinnovarci “dalla testa ai piedi” (in effetti, inizia con le ceneri posate sulla nostra testa e termina con la lavanda dei piedi), cioè di renderci persone “nuove” pronte ad accogliere e vivere la vera Pasqua! Penso succeda a molti: grandi impegni all’inizio che poi si annacquano nella fatica e nella pigrizia della quotidianità, qualche sprazzo di luce in alcuni momenti di preghiera, ma, poi, troppo spesso, la meccanicità che si fa strada nell’ascolto della Parola di Dio, nella quotidiana lode, nell’apertura del cuore ai più poveri, nella “rinuncia per” … insomma … si arriva a Pasqua senza accorgersene!
Ecco perchè, su questo monte a forma di cranio (in realtà un piccolo rialzo in roccia), attorniato da chi si è guadagnato un posto in questa storia, mi domando cosa ci sto a fare! Cosa ho in comune con quei discepoli che hanno fatto tutto il cammino verso Gerusalemme? Certo, non ci hanno capito molto, sono caduti nella paura … ma ce l’hanno messa tutta per esserci! Cosa ho in comune con quelle donne, prima su tutte Maria, che hanno accompagnato Gesù dall’inizio alla fine e che possono stare in piedi davanti a Lui in croce senza alcun rimorso…fedeli fino in fondo? Cosa ho in comune con il grande cuore di Pietro, che ha giurato per Gesù e, qualche ora dopo, spergiurato contro di lui, che ha lottato e pianto? Cosa ho in comune con Giovanni, discepolo spinto dal cuore e dallo sguardo di chi ama? Cosa in comune con l’ansia di Pilato, la paura del Sommo Sacerdote, l’ira del popolo, persino con il dramma vissuto da Giuda? Ecco … mi sento un po’ estraneo … sì, vi sono dentro, ma in realtà non me ne sento parte … non sembra appartenermi … io arrivato qui all’ultima ora, dopo aver lasciato fuori solo all’ultimo momento tutto il mio mondo, le mie preoccupazioni e le mie pigrizie.
Ma è proprio guardandomi attorno, con il cuore pieno di questi pensieri, che mi rendo conto che, in tutta la storia della croce, c’è un altro che più o meno sta vivendo la stessa cosa … che si è trovato casualmente al fianco di Gesù, che non ha camminato con lui, che ha lasciato che il suo “mondo” fosse il suo centro, che guarda con curiosità e forse con un po’ di malinconia a quello che la storia gli sta celebrando attorno … Dima, lo chiama la tradizione post-evangelica …  “buon ladrone” è come lo conosciamo un po’ tutti!   
Mi colpisce il suo essere là, inerme, che non centra proprio nulla … ma all’improvviso ecco che anche lui si rende parte della storia e si abbandona a quell’uomo, Gesù, a cui si trova vicino senza alcun merito: “Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno!”. Si abbandona, sì … che non è la stessa cosa di aggrapparsi: ci si aggrappa per paura, ci si abbandona per amore! … ed è proprio questo che lui sembra fare …  resta conquistato da come Gesù muore: non ne ha visto i grandi miracoli, non ha ascoltato le sue splendide parole … lo ha solo visto morire, e questo gli è bastato per “amarlo”, per affidarsi a lui.
E allora, c’è speranza anche per me … spettatore dell’ultima ora, che si trova sul Golgota per abitudine, quasi senza volerlo … c’è sempre tempo per poter riconoscere un Amore che si fa dono; c’è sempre spazio per affidarsi e non per aggrapparsi a Cristo … ecco allora che nella nebbia del cuore inizia a farsi spazio una luce, una luce che piano piano si diffonde … è la luce che entra nel sepolcro vuoto, … luce che proviene da quello stesso Amore che è stato reso sacrificio e che ora, progressivamente, illumina gli angoli più remoti di quel sepolcro fino ad eliminarne ogni macigno all’ingresso … è la luce della vita che fa rotolare via i macigni davanti ai nostri sepolcri … perché questa è la grandezza della Pasqua: una Forza che si rivolge a tutti, che in modo “misterioso” raggiunge tutti gli uomini di ogni epoca e ciascun uomo nel suo tempo e spazio!
La Pasqua allora è di tutti: di chi è stato fedele, ma anche di chi ha rinnegato; di chi ha ascoltato ed ascolta le parole del Maestro e di chi non riesce più a cogliere la bellezza del messaggio di Cristo; di chi si è sentito toccare il cuore e di chi si è allontanato lasciando che il cuore si attaccasse più alla terra che al cielo. Pasqua è di chi è sempre sotto la croce e l’accetta, ma anche di chi con sdegno e rabbia la bestemmia perché insostenibile e troppo pesante! Pasqua è di chi si prende cura del corpo di Cristo, ma anche di chi lo ha trafitto e sfregiato con gesti che hanno creato scandali ai “piccoli” … Pasqua è di tutti, perché è luce che, nel tumulto di un cuore che si sente ancora amato, ci dice che la Vita non lascia alla morte l’ultima parola, che il Bene non lascia che sia il Male a trionfare … e allora Pasqua è anche per me, è anche per noi … spettatori dell’ultima ora, ma con tanta voglia di abbandonarsi ad un Amore che prevale su tutto!
Buona Pasqua
mons. Cosma

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Aprile 2016 20:21