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La Parola trasforma la nostra Vita Stampa
Domenica 11 Marzo 2018 14:43

Lunedì 05 marzo 2018 presso la sala polifunzionale si è svolto un incontro formativo per tutti ,voluto e promosso dal Consiglio Pastorale Pastorale, per la Quaresima.
L'incontro è stato animato da don Sergio Gaburro, docente di Teologia Fondamentale ecumenica e cristiana nella Facoltà Teologica del Triveneto. Il tema della serata è stata "La Parola di Dio trasforma la nostra Vita".
Di seguito vengono riportati alcuni appunti di don Vittorino Corsini parroco di Vangadizza (non rivisti dall'autore), come spunti di riflessione e condivisione anche per chi non ha potuto partecipare.

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Marzo 2018 15:21
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Avvento 2017 Stampa
Venerdì 01 Dicembre 2017 21:58

 

Un bellissimo racconto di Dickens, “Racconto di Natale”, parla dei fantasmi del Natale, quello del passato, quello del presente ed infine quello del futuro … ecco, senza ricorrere a figure “spettrali”, penso che anche dell’Avvento dovremo recuperare questa triplice dimensione, in quanto è Cristo che ne è al centro, e poiché Egli è il centro del tempo, da sempre la riflessione cristiana lo ha presentato come “Colui che viene” … “il veniente” … infatti Egli è venuto, viene e verrà!

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Dicembre 2017 21:42
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Tre nostri concittadini dal Papa Stampa
Domenica 07 Agosto 2016 15:40

Sta terminando anche questo periodo di vacanza in Italia. Come sempre mille volti ed occasioni davanti agli occhi e nel cuore... ma come non mettere al primo posto gli occhi dei miei genitori davanti al Papa per il loro 50mo anniversario di Matrimonio? Emozioni uniche ... Ci rivediamo a Dicembre, un abbraccio a tutti!

Mons. Cosma Ambrosini (da facebook 09/07/2016)

Ultimo aggiornamento Martedì 06 Settembre 2016 21:21
 
Auguri da uno spettatore...dell'ultima ora. Stampa
Sabato 26 Marzo 2016 15:18

Sono giorni strani, questi del Triduo pasquale: giorni in cui il tempo è dettato dalla liturgia, giorni dell’oggi che si sovrappongono a giorni di ieri, di quasi duemila anni fa; giorni in cui “ciò che era” diviene “oggi” ed il “ciò che è” ha un sapore antico. Vivere con intensità questi giorni ha la strana capacità di proiettarci indietro nel tempo, di dare un valore nuovo all’oggi e di lanciarci verso un domani che possa avere un gusto diverso.
Ed è proprio in questi giorni così particolari che mi ritrovo “improvvisamente” sul Golgota: la liturgia mi ricorda e mi proietta nelle scene straordinarie di quell’avvenimento che ha cambiato il corso della storia duemila anni fa … ed è proprio quell’ “improvvisamente” che fa suonare un campanello d’allarme! Mi accorgo di esservi giunto così, senza aver percorso la strada degli apostoli con Gesù, quella strada che la Quaresima ci invita a fare ogni anno. Purtroppo, varie ragioni hanno preso il sopravvento e non sono stato in grado di onorare quel periodo di 40 giorni che ha la capacità e la forte pretesa di rinnovarci “dalla testa ai piedi” (in effetti, inizia con le ceneri posate sulla nostra testa e termina con la lavanda dei piedi), cioè di renderci persone “nuove” pronte ad accogliere e vivere la vera Pasqua! Penso succeda a molti: grandi impegni all’inizio che poi si annacquano nella fatica e nella pigrizia della quotidianità, qualche sprazzo di luce in alcuni momenti di preghiera, ma, poi, troppo spesso, la meccanicità che si fa strada nell’ascolto della Parola di Dio, nella quotidiana lode, nell’apertura del cuore ai più poveri, nella “rinuncia per” … insomma … si arriva a Pasqua senza accorgersene!
Ecco perchè, su questo monte a forma di cranio (in realtà un piccolo rialzo in roccia), attorniato da chi si è guadagnato un posto in questa storia, mi domando cosa ci sto a fare! Cosa ho in comune con quei discepoli che hanno fatto tutto il cammino verso Gerusalemme? Certo, non ci hanno capito molto, sono caduti nella paura … ma ce l’hanno messa tutta per esserci! Cosa ho in comune con quelle donne, prima su tutte Maria, che hanno accompagnato Gesù dall’inizio alla fine e che possono stare in piedi davanti a Lui in croce senza alcun rimorso…fedeli fino in fondo? Cosa ho in comune con il grande cuore di Pietro, che ha giurato per Gesù e, qualche ora dopo, spergiurato contro di lui, che ha lottato e pianto? Cosa ho in comune con Giovanni, discepolo spinto dal cuore e dallo sguardo di chi ama? Cosa in comune con l’ansia di Pilato, la paura del Sommo Sacerdote, l’ira del popolo, persino con il dramma vissuto da Giuda? Ecco … mi sento un po’ estraneo … sì, vi sono dentro, ma in realtà non me ne sento parte … non sembra appartenermi … io arrivato qui all’ultima ora, dopo aver lasciato fuori solo all’ultimo momento tutto il mio mondo, le mie preoccupazioni e le mie pigrizie.
Ma è proprio guardandomi attorno, con il cuore pieno di questi pensieri, che mi rendo conto che, in tutta la storia della croce, c’è un altro che più o meno sta vivendo la stessa cosa … che si è trovato casualmente al fianco di Gesù, che non ha camminato con lui, che ha lasciato che il suo “mondo” fosse il suo centro, che guarda con curiosità e forse con un po’ di malinconia a quello che la storia gli sta celebrando attorno … Dima, lo chiama la tradizione post-evangelica …  “buon ladrone” è come lo conosciamo un po’ tutti!   
Mi colpisce il suo essere là, inerme, che non centra proprio nulla … ma all’improvviso ecco che anche lui si rende parte della storia e si abbandona a quell’uomo, Gesù, a cui si trova vicino senza alcun merito: “Signore, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno!”. Si abbandona, sì … che non è la stessa cosa di aggrapparsi: ci si aggrappa per paura, ci si abbandona per amore! … ed è proprio questo che lui sembra fare …  resta conquistato da come Gesù muore: non ne ha visto i grandi miracoli, non ha ascoltato le sue splendide parole … lo ha solo visto morire, e questo gli è bastato per “amarlo”, per affidarsi a lui.
E allora, c’è speranza anche per me … spettatore dell’ultima ora, che si trova sul Golgota per abitudine, quasi senza volerlo … c’è sempre tempo per poter riconoscere un Amore che si fa dono; c’è sempre spazio per affidarsi e non per aggrapparsi a Cristo … ecco allora che nella nebbia del cuore inizia a farsi spazio una luce, una luce che piano piano si diffonde … è la luce che entra nel sepolcro vuoto, … luce che proviene da quello stesso Amore che è stato reso sacrificio e che ora, progressivamente, illumina gli angoli più remoti di quel sepolcro fino ad eliminarne ogni macigno all’ingresso … è la luce della vita che fa rotolare via i macigni davanti ai nostri sepolcri … perché questa è la grandezza della Pasqua: una Forza che si rivolge a tutti, che in modo “misterioso” raggiunge tutti gli uomini di ogni epoca e ciascun uomo nel suo tempo e spazio!
La Pasqua allora è di tutti: di chi è stato fedele, ma anche di chi ha rinnegato; di chi ha ascoltato ed ascolta le parole del Maestro e di chi non riesce più a cogliere la bellezza del messaggio di Cristo; di chi si è sentito toccare il cuore e di chi si è allontanato lasciando che il cuore si attaccasse più alla terra che al cielo. Pasqua è di chi è sempre sotto la croce e l’accetta, ma anche di chi con sdegno e rabbia la bestemmia perché insostenibile e troppo pesante! Pasqua è di chi si prende cura del corpo di Cristo, ma anche di chi lo ha trafitto e sfregiato con gesti che hanno creato scandali ai “piccoli” … Pasqua è di tutti, perché è luce che, nel tumulto di un cuore che si sente ancora amato, ci dice che la Vita non lascia alla morte l’ultima parola, che il Bene non lascia che sia il Male a trionfare … e allora Pasqua è anche per me, è anche per noi … spettatori dell’ultima ora, ma con tanta voglia di abbandonarsi ad un Amore che prevale su tutto!
Buona Pasqua
mons. Cosma

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Aprile 2016 20:21
 
Bentornato a Mons. Cosma Ambrosini Stampa
Martedì 01 Dicembre 2015 20:50

Domenica 13 dicembre 2015 la comunità di Vangadizza con la S.Messa delle 10.30 si è riunita per ringraziare il Signore e festeggiare il suo concittadino Mons. Cosma Ambrosini ritornato dal Camerun per un breve periodo di vacanza in prossimità del Natale. E' la prima volta che Cosma ritorna a Verona e a Vangadizza dopo la nomina a Monsignore ricevuta qualche mese fa da Papa Francesco. E' per questo che oltre al parroco di Vangadizza Don Vittorino Corsini, alla S. Messa era presente anche  Mons. Mario Masina, vicario della Pastorale della Diocesi di Verona,che in rapresentanza del Vescovo si è congratulato con don Cosma sottolineando come la diocesi di Verona sia da sempre impegnata al servizio della Chiesa Mondiale offrendo validi collaboratori anche in periodi di carenza di sacerdoti nelle parrocchie. Mons. Cosma nel ringraziare per l'accoglienza ha sottolineato come sia importante avere come cristiani un quadro mondiale e non solo locale della situazione e durante la preghiera dei fedeli ha invitato l'assemblea a pregare per i tutti i popoli dell'Africa in particolare per il suo Camerun. Ha ringraziato in primis i suoi genitori e famigliari, riconoscendo come questa sua missione al servizio della Chiesa Mondiale sia per lui ma anche e soprattutto per loro una difficoltà per la distanza e per i lunghi periodi di lontananza anche se ha riconosciuto che oggi con le nuove tecnologie le distanze si abbreviano; e proprio grazie anche a queste non mancano, ha ricordato, i contati con gli amici di sempre ed è con grande piacere che torna in quella che è da sempre la sua comunità a Vangadizza. Don Vittorino lo ha punzecchiato avvisandolo del rischio che il nuovo "titolo" lo possa allontanare dal suo "modo di fare" e dalla gente, ma ha subito riconosciuto che don Cosma ha in sè tutti gli "anticorpi" per evitare che ciò avvenga. Al termine della celebrazione il coro giovani che ha animato la S. Messa è stato protagonista di un simpatico siparietto con tanto di striscione con la scritta "Monsignore ma non troppo" parafrasando un celebre film con Don Camillo. La festa è così continuata presso la sala polifunzionale con il pranzo sociale dove ha potuto stringere la mano ad amici e presenti.

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Dicembre 2015 16:41
 
Consacrazione Elisa Croin Stampa
Giovedì 23 Ottobre 2014 20:01

Domenica 8 dicembre 2014 nella festa dell'Immacolata Concezione di Maria, la nostra comunità parrocchiale di Vangadizza si è riunita per rendere grazie al Signore Dio per i Doni che continuamente le offre. Il cuore e lo Spirito di Dio con una dichiarazione di Amore si è posato in particolare su Elisa che il giorno prima in cattedrale a Verona ha ricevuto la Consacrazione secondo il rito dell'Ordo Virginum. Anche Elisa ha detto il suo "Sì" a Dio, come Maria disse "eccomi sono la serva del Signore, avvenga in me secondo la Tua Parola". Ti accompagnamo in questo Grande Mistero con la preghiera e tutto il nostro affetto.
La comunità di Vangadizza.


Elisa presenta la sua Vocazione.

Papa Francesco nel suo messaggio per giornata missionaria dice:” Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione![…] Vi esorto a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del “primo amore” con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il cuore di ciascuno, non per un sentimento di nostalgia, ma per perseverare nella gioia.”
Provo con voi oggi a fare memoria brevemente della mia esperienza con il Signore e da cui nasce il “Si” a Lui che andrò a dire il 7 dicembre: riconosco che tutta la mia storia sta convergendo verso questo SI per poi ripartire lungo le strade che il Signore mi indicherà.
L’esperienza che io ho fatto è l’esperienza di un Dio che mi ha innanzitutto scelta e poi, con pazienza, premura, attenzione, ha agito nella mia vita attraverso esperienze concrete, incontri, situazioni. Il Signore, come un folle innamorato, mi ha a lungo corteggiata, talvolta rispettando i miei tempi lunghi, talvolta facendomi aspettare il momento giusto per me. Questa dimensione sponsale che in passato pensavo avrei vissuto con un uomo e che oggi sono chiamata a vivere con il Signore, costituisce il centro della consacrazione secondo il rito dell’Ordo Virginum che riceverò il 7 dicembre: essere sposa di Cristo, quindi appartenere totalmente a Lui, scegliere Lui al di sopra di tutto perché Lui mi sceglie e mi ama follemente e per primo.

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Dicembre 2014 14:36
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Guardate il creato, è li il soffio di Dio. Stampa
Lunedì 11 Agosto 2014 08:57

Da qualche tempo, durante le ferie, alcuni giovani sacerdoti e laici hanno creato liturgie pastoralmente interessanti sulle spiagge, per avvicinare in modo diverso, ma non meno autentico, gli spiriti ai corpi, i divertimenti alla compostezza. Non è difficile fare certe cose, ci vuole solo la voglia e la capacità di abbinare, in tutti i luoghi, ciò che è bello con ciò che è buono. Il nostro papa emerito Benedetto XVI, a proposito delle vacanze, ha detto: «Il tempo libero è certamente una cosa bella e necessaria, ma se non ha un centro interiore esso finisce per essere un tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea». Ricordo con tenerezza l’episodio che un papà, fresco di pochi mesi, mi raccontò: «Sono stato tante volte sulle spiagge. Un mattino presto, poiché Ale non voleva riprendere sonno, alle sei sono uscito dall’albergo e mi sono fatto una passeggiata con lui sulle spalle, sul lungomare. A un certo punto il sole ha fatto capolino. Mi sono seduto e ci siamo detti una preghierina. Mai ero rimasto così incantato davanti a tanta bellezza: l’alba, la spiaggia, l’acqua che accarezzava il sole. Ale ha allungato la manina: «Papà, ci portiamo a casa un pezzettino di sole da regalare alla mamma?». E il papà con gli occhi lucidi: «Ci credi che non ho mai sentito Dio così vicino?». Mi sono lasciato commuovere anch’io. Facciamo tanta fatica a spiegare chi è Dio. Ci prepariamo le prediche e poi basta fermarsi su una spiaggia, godere di un’alba, aspettare un tramonto e tutto ciò che, fino a un attimo prima sembrava chissà dove, te lo vedi lì, con tuo figlio che vuole portarselo a casa per regalarlo alla mamma. Pierre Stutz, monaco svizzero, parlando della gioia interiore, chiude così una preghiera: «O Dio tenero e appassionato, sii sempre presente nel gioco amoroso del nostro star insieme». Se anche le spiagge, l’estate, il divertimento, potessero trasformarsi in gioco amoroso per tutti, grandi e piccoli, forse il sole, nascendo, farebbe un sorriso in più.
di: don Antonio Mazzi
da: Famiglia Cristiana

Prendiamo spunto da questo articolo per augurare a tutti Buone Vacanze.
Se qualcuno volesse inviare una foto "significativa" della propria vacanza saremo lieti di pubblicarla.
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Ultimo aggiornamento Domenica 07 Settembre 2014 08:22
 
.....Cameroun!!! Stampa
Domenica 13 Luglio 2014 13:33

Cari amici,le novità sulla mia nuova destinazione non si sono fatte attendere. Molti lo hanno già saputo via Facebook o Whatsapp, per altri non  resta che dirvi che la madre Africa non vuole lasciarmi andare così facilmente, per cui dal Ghana mi sposterò in un altro famoso Paese africano che è il Cameroun. I tempi sono ancora da stabilire, ma probabilmente non sarà la prima di metà settembre...per cui sarò ancora qui in Ghana fino a fine agosto e poi spero di passare qualche giorno a  casa, ma non è detto. Sorpresa, un po’ di disorientamento, poi fiducia e serenità: questi sono i sentimenti che mi hanno accompagnato in questi giorni, sarà una nuova avventura, da vivere con sempre lo stesso entusiasmo...ci saranno fatiche e cose belle, sorprese e delusioni, tutto ciò fa parte della logica del Vangelo.....per cui: avanti tutta!!!!!
Grazie per il ricordo e la preghiera...adesso più che mai non smettete di pregare per me...il mio impegno è di ricordarvi quotidianamente davanti all’altare di Dio! Buona domenica a tutti!
don Cosma


Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Agosto 2014 09:08
 
Provincialismo e ignoranza: davanti al dramma non mancano mai. Stampa
Domenica 06 Ottobre 2013 09:06

Ho seguito con particolare attenzione ciò che è accaduto a livello politico e il dramma di Lampedusa : quell'accenno di speranza per un qualcosa che possa migliorare e' stato ben presto soffocato dalla tragedia. Leggendo i giornali, alcuni blog e anche Facebook sono rimasto allibito, decisamente contrariato e molto dispiaciuto nel' aver letto una serie di commenti del tipo "...se stavano a casa loro non sarebbe successo", "beh, son morti tanti italiani per la crisi cosa vuoi fare notizia per qualche marocchino?" Apparentemente i due avvenimenti non sembrano essere collegati, mi sembra invece che il collegamento sia dato proprio da come abbiamo reagito di fronte ad essi: emerge un male che di questi tempi e' da considerarsi autentico peccato davanti agli uomini e davanti a Dio. Una volta, in modo sociologico, lo si definiva "provincialismo", cercando quasi di fare trasparire attraverso questa parola un che di positivo....ma mi sono reso conto che il nostro provincialismo italico nasconde autentiche piaghe spirituali: l'arroccarsi su posizioni di potere di una casta ormai allo sbando! il preoccuparsi del proprio orticello mentre attorno c'è la tempesta...purtroppo la chiusura nel nostro mondo e' diventata motivo di vanto, l'ignoranza per ciò che accade al di là del mare (che un po' anacronisticamente continuiamo a considerare "nostrum") viene sventolata a tutti i livelli...e davanti a questa indifferenza verso ciò che è altro, mi rimbombano nella testa le parole del Papa, quando commentando a Lampedusa un passo della Genesi ci disse che il nostro essere umani ci porta a dover essere custodi dei nostri fratelli....ma di fronte al sano provincialismo italico anche queste parole cozzano come contro un muro di gomma!! Non voglio fare un'apologia dell'immigrazione, chi mi conosce sa come la penso....so che c'è bisogno di una legge migliore, di un aiuto concreto dall'Europa che ci lascia soli....ma c'è bisogno anche di tanto, tanto cuore!! Siamo in crisi....beh, proprio in questi momenti ci si deve stringere, come famiglia umana, per aiutarci e ed essere solidali. In mezzo a questa marea di indifferenza e ignoranza svettano lo sforzo e le mani tese che i cittadini di Lampedusa non si stancano di offrire....ci ricordano che l'umanità è anche questa, che anche in mezzo a crisi economiche, politiche e sociali non si deve smettere di essere "custodi di nostro fratello"....non dobbiamo smettere di essere uomini!
Domenica 06 ottobre 2013.

Don Cosma.

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Ottobre 2013 10:02
 
Attualità...ecclesiastica. Stampa
Sabato 21 Settembre 2013 15:32

Cari amici, scrivo oggi, all’indomani della pubblicazione della splendida intervista di papa Francesco, che tanto ha fatto parlare i giornali ( http://pietrevive.blogspot.com/2013/09/lintervista-papa-francesco-di-padre.html ...se avete 10 minuti spendeteli per leggervela...è straordinaria!) La stampa è fatta apposta per prendere cose parziali, per distorcere o per decontestualizzare vari passaggi....però, come già accennato anche in un’altra occasione, al di là di ogni lettura di parte, è inevitabile vedere che Papa Francesco si rivolge con un linguaggio nuovo e con un atteggiamento diverso alla gente: i suoi gesti sono davanti agli occhi di tutti, il suo stile è già diventato cult (dove lo troveremo mai un altro Papa che abbia la copertina di Vanity Fair?)...ma è questo suo parlare col cuore, col buon senso del parroco di una volta, di quel prete che era sempre vicino alla sua gente...che ne condivideva le fatiche e le gioie...di quel pastore che aveva l’odore delle sue pecore...beh, è questo che colpisce di più! Sembra strano, ma proprio la tanto decantata civiltà occidentale razionale aveva bisogno di uno che parlasse con la semplicità del cuore, più che con la profondità delle formule! Non entro nel dettaglio, ma se uno è un po’ dentro alle cose di Chiesa (...e magari anche di catechismo ) si rende conto che Papa Francesco non dice nulla di nuovo, non va contro nessun insegnamento...però è bello sentire che è cambiato il tono, e soprattutto che si è tornati a renderci conto che quello che conta è l’annuncio del Vangelo, dell’amore di Cristo...tutto il resto diventa una sovrastruttura che avrà valore nella misura in cui una persona avrà realmente incontrato Cristo nella sua vita!
Il messaggio di Francesco non è nuovo: ha avuto un grande anticipatore...Papa Ratzinger! Con una lucidità che solo una mente superiore , quale egli è, aveva già capito di cosa c’era bisogno e non si è mai stancato di dirlo...vi invito a leggere questo breve articolo che fa un commento alle parole di Papa Francesco, e allo stesso tempo rende ragione anche a Papa Benedetto (http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-27992/).
Oggi vi ho dato un po’ di compiti a casa: non è tempo perso, ma un occasione per renderci conto di quello che sta accadendo alla nostra Chiesa e capirlo nel modo giusto...anche per aiutare tanti “lontani” che si stanno avvicinando, incuriositi dalla persona di questo straordinario Papa. E’ un tempo straordinario per la Chiesa, facciamo in modo di non farcelo scorrere via come una delle tante cose che attraversano la nostra vita...anche noi siamo chiamati ad essere protagonisti insieme a Papa Francesco, insieme alla Chiesa di oggi!

don Cosma

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Settembre 2013 15:52
 
"Credo nello Spirito Santo" Stampa
Sabato 18 Maggio 2013 15:30

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre..."

Non è mai facile parlare dello Spirito Santo, è un po’ il parente povero della Trinità (scusatemi per l’immagine un po’ sacrilega!): se del Padre e del Figlio riusciamo a comprendere qualcosa, lo Spirito resta spesso sullo sfondo, lo accettiamo per fede, ma non lo comprendiamo. In effetti per vari secoli anche la predicazione della Chiesa Cattolica lo ha lasciato spesso in secondo piano (anche per ragioni storiche che ora non approfondisco) e il risultato è una sostanziale ignoranza dello Spirito. Negli ultimi tempi si è arrivati quasi all’estremo opposto, tanto che se ne parla ( …e lo si fa parlare!) senza sapere bene cosa, o meglio “chi” esso sia. C’è il rischio di dire sullo Spirito tutto ed il suo esatto contrario, per cui la mia riflessione oggi vorrebbe incentrarsi su quel punto fermo della nostra fede che è il Credo che proclamiamo ogni domenica: in esso diciamo: “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita; e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti…”.
Che è Signore: soprattutto agli inizi dell’esperienza cristiana c’era il rischio di identificare questo Spirito con una forza indeterminata, vaga, una sorta di energia che permeava il mondo e che del mondo faceva parte (potremmo dire “immanente”)…un modo di pensare che è stato ampiamente ripreso da una certa cultura new age che vede agire questa forza naturale in tutto il creato. Affermare che è Signore, significa ribadire che non si tratta di un qualcosa di vago, ma di un’entità ben distinta, con una sua identità tale che lo possiamo definire persona; inoltre questa persona non è un qualcosa di immanente alla realtà creata, ma appartiene alla dimensione divina (cioè “trascendente”)….essendo persona mi posso relazionare con Lui, anzi mi devo relazionare con Lui perché, in quanto Signore, può dare un senso al mio fare ed al mio essere.
e dà la vita: lo Spirito è datore di vita perché con Dio, Padre e Creatore, presiede alla creazione. Ma non è solo datore della vita materiale, ancor di più è Colui che mi dona la vita spirituale, la possibilità di vivere da uomini e donne nuove in Cristo! È lo Spirito che attualizza ciò che è l’evento Gesù Cristo, lo rende cioè disponibile anche per noi, non lo lascia come un evento lontano che a noi non dice nulla, ma fa in modo che anche noi possiamo parteciparvi e trarne frutto! È lo Spirito che personalizza, cioè che permette che ciascuno di noi rispondere a suo modo, di essere figlio/a secondo le sue proprie doti e caratteristiche (ecco i diversi carismi!) Infine è lo Spirito che interiorizza, cioè che permette che il mio essere uomo nuovo avvenga attraverso un percorso interiore di vera conversione, una guarigione della nostra libertà malata, un assenso che si traduce in consenso: senza il si dell’uomo, di ogni persona al progetto di Dio, lo Spirito non può fare nulla!
Procede dal Padre e dal Figlio: al di là di difficili spiegazioni teologiche sul significato di procedere, l’idea che mi sembra bello poter recuperare è che lo Spirito non si muove per conto suo, non è un vento senza alcun legame: lo Spirito si muove in sintonia con il Padre e con il Figlio, Egli riceve da loro il suo significato ed il suo contenuto: attua la volontà del Padre e porta a compimento la missione del Cristo, ma è da loro che viene! Attenzione a quelli che fanno dire quello che vogliono allo Spirito Santo! Non esiste Spirito Santo fuori della storia di salvezza disegnata dal Padre e resa manifesta da Cristo: qualsiasi verità che vada contro questo non è verità!
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato: il Credo vuole dirci che lo Spirito si trova sullo stesso piano del Padre e del Figlio e pertanto come loro è degno di ricevere adorazione (riservata solo a Dio) e glorificazione. Questo dovrebbe ricordarci che anche nella nostra preghiera lo Spirito non è un optional, ma ha un ruolo fondamentale affinché il nostro metterci in contatto con Dio avvenga e si realizzi nel migliore dei modi: non può esserci preghiera cristiana che non comprenda anche lo Spirito!
Ha parlato per mezzo dei profeti: È la parte più semplice da comprendere, fa riferimento ai grandi profeti dell’Antico Testamento e sottolinea così un aspetto importante: la volontà di rimanere legati ad una salvezza che si è attuata nella storia e non ad un qualcosa di metafisico. Una storia che ha radici profonde e che proprio nei profeti si è manifestata in modo particolarmente significativo durante tutta la vicenda del popolo di Israele. Lo Spirito Santo abita la storia e questo dovrebbe darci speranza per tutti gli avvenimenti che ci riguardano come singoli e come umanità intera.
Forse sono stato un po’ lungo, ma penso che oggi sia cruciale recuperare lo Spirito Santo nella preghiera e nella nostra vita cristiana, pertanto è giusto cercare di chiarirne l’identità, altrimenti si rischia di far dire allo Spirito ciò che è il nostro interesse o la nostra volontà…Vieni Santi Spirito e manda su di noi la forza di essere testimoni Tuoi e della Verità che è Cristo!

Don Cosma

Ultimo aggiornamento Sabato 18 Maggio 2013 15:47
 
Pasqua 2013:"l'incontro con l'inatteso di Dio". Stampa
Sabato 30 Marzo 2013 16:00

Dal Vagelo della notte di Paqua: "Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato..."

Il racconto delle donne al sepolcro è certamente intenso, ma al di là dell’effetto sorpresa, se ci pensiamo un attimo, esso ci rappresenta non solo il modo con cui queste donne di allora si sono avvicinate al mistero della Pasqua, ma anche come noi probabilmente abbiamo vissuto e stiamo vivendo questo momento. Le donne vanno al sepolcro il giorno dopo il sabato, ci vanno per compiere qualcosa di tradizionale (l’unzione del corpo del morto) o anche per curiosità (… qualcosa era stato detto sul dopo morte di Gesù..hai visto mai che succedesse qualcosa!?) … qualunque sia il motivo il loro andare è verso un cadavere, verso una tomba, verso una situazione morta che non può più essere decisiva per la vita. Ecco allora che insieme a queste donne camminiamo anche noi, anche noi, probabilmente rischiamo di avvicinarci a questa Pasqua nella stessa maniera, guardiamoci bene: come viviamo questa Pasqua? Un po’ ci siamo perché è tradizione (l’ho sempre fatto …), un po’ per curiosità o superstizione (meglio andare in Chiesa, almeno a Pasqua…hai visto mai!)...un po’ perché, parliamoci chiaro, anche il nostro avvicinarci alla Pasqua è l’avvicinarci ad un morto! Nel senso che ci avviciniamo a qualcuno che non consideriamo decisivo per la nostra vita, che non la cambia … prova ne è che quando finiscono le nostre belle celebrazioni pasquali tutto torna ad essere quello che era prima: e noi una faccia da risorti non l’avevamo prima e tanto meno l’abbiamo poi!!!!
Nel racconto di questa notte, a un certo punto c’è l’incontro con l’inatteso di Dio: le donne arrivano al sepolcro, che si aspettano  di trovare chiuso con dentro un cadavere e che invece trovano aperto e vuoto; restano sconvolte, ma non tanto, o non solo, da ciò che vedono... ma soprattutto da ciò che ascoltano; e quello che loro ascoltano lo ascoltiamo anche noi in questa notte…ed è l’annuncio che la Chiesa fa da duemila anni “Gesù Cristo, il crocifisso, non è qui..è risorto!”. Nella Pasqua noi non siamo chiamati ad incontrare il Dio di una tradizione cui apparteniamo, nemmeno il Dio che avviciniamo per superstizione a mo’ di mago: no! Noi incontriamo un Dio che ha tutta la forza di irrompere nel nostro oggi, nella storia nostra e del mondo, e di stravolgerli per farci vedere che i nostri schemi non valgono più … non funzionano più perché spesso si tratta di schemi “orizzontali”, cioè chiusi in un orizzonte privo di trascendenza e di senso … un Dio che entra con la sua luce in quei sepolcri che ciascuno di noi porta con sé, e che non li distrugge, non li fa scomparire,  ma li assume per renderli capaci di generare vita!!
Di fronte a questo le donne hanno paura e anche noi ne abbiamo: perché se ci crediamo davvero vediamo che dobbiamo veramente scomodarci, dobbiamo realmente fare un passo nuovo nelle nostre vite, dobbiamo assumere uno sguardo nuovo, facendo in modo che sia uno sguardo che contiene anche la dimensione di Dio…ne vale la pena? La Pasqua è qui a dirci che non possiamo e non dobbiamo accontentarci dei nostri schemi e orizzonti, così spesso bassi, chiusi, senza sbocchi, limitati…e che portano con se solo false sicurezze; la Pasqua è qui a dirci che la vera certezza è nella fedeltà di un Dio che non lascia l’uomo in balìa del male, ma lo rigenera per un “di più” che nasce e vive nella dimensione dell’amore. La Pasqua è lì a dirci che alla fine di tutto la logica vincente è quella di chi ama...e certo amare può significare anche soffrire ed essere derisi, ma è l’unica strada che sa generare vita!!!
Se vivremo così allora forse, finalmente potremo avere anche noi una faccia da risorti: perché saremo passati da una dimensione “bassa”, dentro sepolcri a volte anche dorati, dove però non c’è più vita, ad una dimensione che in Cristo vivente ha un respiro più ampio, una sguardo più lungo, un frutto più certo! Una vita che conoscerà anche la croce, ma non si fermerà mai ad essa perché sa che l’ultima parola di Dio è vita, una vita che proprio all’insegna dell’amore donato e ricevuto non è chiusa nel piccolo, ma si apre all’infinto e profuma di eternità! Buona Pasqua!

Don Cosma

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Marzo 2013 16:18
 
Epifania e rapporto fede ragione Stampa
Sabato 05 Gennaio 2013 22:31

Cari amici,la riflessione di questa settimana sul vangelo dell’Epifania è un po’ complessa, ma l’argomento lo richiedeva. Il rapporto tra fede e ragione, tra scienza e religione, tra scoperte e parola di Dio...se qualcuno vuole approfondire...buona lettura...                     don Cosma



Il racconto dei Magi e della loro “spedizione” per incontrare “il Re dei Giudei” è una delle scene che hanno maggiormente influenzato l’immaginario della tradizione cristiana: innumerevoli sono i dipinti e le raffigurazioni di questi esotici personaggi presentati secondo una serie di interpretazioni che, fin dalle origini, la comunità cristiana ha voluto attribuire loro.
Anche se nel racconto si dice poco, ben presto (anche recuperando alcune riletture dell’Antico Testamento) essi sono stati visti come Re e presentati con immagini dai profondi significati teologici. Ecco allora, che essi rappresentavano l’universalità dei popoli, dell’umanità, che si avvicina al Cristo e lo riconosce come Re. Infatti, se guardiamo alle immagini dei Magi, essi sono raffigurati come appartenenti alle tre razze dell’umanità (recuperando la tripartizione dei figli di Noè: Sem, Cam e Jafeth, da cui, secondo la mentalità dell’Antico Testamento, discendevano appunto le tre razze in cui era composta l’umanità allora conosciuta); ma non si trattava solo di un universalità di luogo, ma anche di tempo: i Magi erano infatti rappresentati come un vecchio, un giovane ed uno di mezza età….quasi a voler sottolineare ancora che l’umanità tutta è chiamata a riconoscere in quel bambino il vero Re della storia!
Al di là di una ricostruzione storica, che purtroppo ci sfugge, c’è una dimensione che mi piace mettere in evidenza attraverso questo racconto…la dimensione del rapporto tra fede e ragione, tra parola di Dio e scienza. È indubbio che nel corso della storia il rapporto sia stato talvolta troppo sbilanciato e abbia visto talvolta la scienza posta in secondo piano, quasi fosse un antagonista della fede…in realtà il rapporto tra le due non può e non deve essere di scontro, bensì di incontro e di approfondimento reciproco.
Come detto, poco si dice di questi personaggi che vengono dall’oriente, sono identificati come Magi, parola che porta con se diversi significati. Per l’evangelista essi erano appartenenti ad una classe scientifica (astronomi, probabilmente di cultura persiana), ma secondo la concezione di quel tempo scienza, religione e filosofia si fondevano insieme, in nome di una ricerca della verità che non può essere raggiunta solo con una di queste componenti da sola.
Il racconto, in effetti, ci presenta in modo affascinante questa ricerca e le dinamiche con cui essa si svolge. I Magi avvistano un evento straordinario dal punto di vista astronomico, ma questo non basterebbe a farli mettere in ricerca: chissà quanti altri lo hanno potuto vedere (ci sono tavole cronologiche astrali cinesi che parlano di questa possibile congiunzione astrale…ma di cinesi a Betlemme non se ne sono visti!). Ciò che merita di essere sottolineato è che essi l’hanno vista e si sono messi in moto: potevano mettersi in cammino soltanto persone con un’inquietudine interiore, persone alla ricerca di una speranza, di una verità, persone che non avevano paura di andare oltre se stessi e i propri schemi…anche rischiando! Non erano semplici astronomi: erano sapienti!...di quella sapienza che sa mettere insieme la ragione con la fede nel mistero, una sapienza che in tal modo permette alla ragione di aprirsi a possibilità più elevate, irraggiungibili per chi resta nel mondo della materialità e della misurabilità empirica!
L’andare insieme di queste dimensioni è ben presentata nel racconto: seguendo la stella, per cui seguendo la propria abilità scientifica di astronomi, arrivano fino ad un certo punto….arrivano a Gerusalemme, da Erode…ma a quel punto, sono costretti a fermarsi...la stella non c’è più…la scienza li ha condotti fino ad un certo punto, ma adesso serve qualcos’altro. Ecco che a soccorrerli arriva la Scrittura, presentata loro dai sapienti di Gerusalemme (vengono così a sapere che un messia è atteso a Betlemme di Giudea)…escono e rivedono la stella: la creazione interpretata secondo la parola di Dio parla ancora all’uomo e lo conduce verso la verità intera!
Il discorso potrebbe essere approfondito ancora: la relazione fede e scienza è sempre stata ed è tutt’ora terreno di confronto….il racconto di oggi, semplice e carico di speranza, ci suggerisce di non lasciar cadere nessuna delle due dimensioni….alla verità (che è poi Cristo) ci si arriva usando sia la ragione che la fede. In passato sono stati fatti errori da ambo le parti, speriamo di aver imparato e di fare nostro l’atteggiamento di questi sapienti dall’oriente: cercatori di verità, mossi dalla speranza, con gli occhi aperti al mondo e alla scienza, ma con il cuore attento a ciò che Dio ha voluto rivelarci attraverso la storia di questo bambino…quel Re dei Giudei, che si rivelerà tale soprattutto col suo sacrificio sulla croce…un sacrificio dettato dall’amore, l’unica forza che sa andare oltre i nostri schemi chiusi!

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Gennaio 2013 22:42
 
Il valore del silenzio Stampa
Domenica 20 Maggio 2012 17:04

"Silenzio e parola: due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando, invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e significato.
Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro, scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare, di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena. Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano
una forma di espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami. Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di "ecosistema" che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.
Non c’è da stupirsi se, nelle diverse tradizioni religiose, la solitudine e il silenzio siano spazi privilegiati per aiutare le persone a ritrovare se stesse e quella Verità che dà senso a tutte le cose. Il Dio della rivelazione biblica parla anche senza parole: "Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio. Il silenzio di Dio, l’esperienza della lontananza dell’Onnipotente e Padre è tappa decisiva nel cammino terreno del Figlio di Dio, Parola incarnata. (…) Il silenzio di Dio prolunga le sue precedenti parole. In questi momenti oscuri Egli parla nel mistero del suo silenzio" (Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 30 settembre 2010, 21)"

(dal messaggio di  Papa Benedetto XVI per la 46° Giornata mondiale delle comunicazioni cociali, 20 maggio 2012)

Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Maggio 2012 17:36